Concepita attorno ai concetti di casa e patria, la mostra collettiva The Sky Was Candy riunisce opere di 24 artisti appartenenti alla Collezione Arter. Attraverso linguaggi diversi – dalla pittura alla fotografia, dall'installazione alla scultura e al video – le opere in mostra, alcune delle quali entrate a far parte della collezione solo recentemente, invitano il pubblico a (ri)connettersi con le case che custodiscono ricordi preziosi o dolori profondi, con la terra che stratifica il nostro senso di appartenenza, con le dimore che abbiamo lasciato alle spalle o che continuiamo a portare dentro di noi, e con i paesi stranieri verso cui ci dirigiamo alla ricerca di un futuro migliore. Riunite sotto lo stesso tetto, all'interno di un allestimento che stimola un continuo slittamento di prospettiva tra interno ed esterno, le opere compongono un campo sensoriale vibrante e policromo, sospeso tra terra e cielo, passato e futuro, radicamento e sradicamento.
Evocando un paesaggio all'aperto permeato da una sensibilità infantile, il titolo della mostra trae ispirazione dal verso iniziale di Songs I (1938) di E. E. Cummings. Il tema dell'abitare e del fare ritorno – due esperienze fondamentali che intrecciano permanenza e viaggio – attraversa numerose opere in mostra, per essere riletto alla luce delle fratture geopolitiche e delle tensioni sociali che caratterizzano il presente. Che evochino interni domestici popolati da oggetti quotidiani e tracce ancora tangibili, luoghi depositari di storie dense di memoria, oppure la promessa di terre lontane, queste opere restituiscono le molteplici dimensioni dell'abitare: esistenziali, politiche, culturali, storiche, personali e poetiche. Ci invitano così a ripensare il concetto stesso di appartenenza, al di là della geografia e del possesso, in un mondo in cui le traiettorie individuali – guidate dal desiderio universale di trovare accoglienza e di costruire un riparo contro la perdita – sono sempre più determinate dalle mappe e dall'inasprimento dei confini.
Le opere riunite in The Sky Was Candy affrontano i concetti di casa e patria non come un'origine, un Eden perduto, una meta già definita o un luogo immutabile, ma come una relazione viva e in continua trasformazione con lo spazio, il tempo e la memoria. Riunite e ricontestualizzate all'interno del percorso espositivo, rivelano come, talvolta, ci si possa sentire più a casa lontano da casa, o persino in luoghi mai visitati. L'allestimento, attraverso continui slittamenti spaziali che generano momenti di disorientamento e, al tempo stesso, aprono scorci verso l'esterno, rafforza l'idea che il nostro rapporto con la casa non sia mai qualcosa di immediato o definitivo. La casa è piuttosto un intreccio complesso di temporalità, emozioni e memorie che sfugge a ogni definizione rigida. Più che cercare di risolvere questa complessità, The Sky Was Candy propone di individuare forme e linguaggi capaci di testimoniare l'anima, il carattere e la coscienza delle nostre case, nella pluralità delle loro manifestazioni.
Artisti: Melike Abasıyanık Kurtiç, Adel Abidin, Lene Adler Petersen, Ahu Akgün, Francesco Albano, Hüseyin Bahri Alptekin, Gökhun Baltacı, Yto Barrada, Mehtap Baydu, Elina Brotherus, Fatma Bucak, Elif Erkan, Ayşe Erkmen, Dan Graham, Karl Horst Hödicke, Fatoş İrwen, Arthur Köpcke, Inge Mahn, Yıldız Moran, Ahmet Öğüt, Sophia Pompéry, Gerhard Rühm, Stéphanie Saadé, Stefan Wewerka.